Le belle fate

Non è per dire la mia, in questi giorni se ne dicono già tante e io conto meno del famoso due di picche.
E’ per me, per ricordarmi quello a cui pensavo ieri sera e che anche stamattina mi fa eco in testa.
Leggevo a mia figlia, come storia della buonanotte, le “Filastrocche in cielo e in terra” di Gianni Rodari.
Mentre lei rideva per le rime buffe e le storie in apparenza senza senso, rese ancor più ridicole dai versi e dalle voci della mamma, a me dispiaceva che gli altri due non fossero lì ad ascoltare.
Perché tutti avremmo bisogno di un Rodari come maestro.
Perché le sue rime son perfette sempre e, ridendo di quel pazzo signore che voleva comprarsi il mar Adriatico, ti fanno pensare che
“il mondo non costa nemmeno un quattrino:
può averlo tutto gratis
se vuole, anche un bambino”

Rodari ci ricorderebbe che il “ministro della guerra” ha il suo posto in un sacco, “in fondo in fondo, col naso per terra” e soprattutto che un giornalista teme di essere licenziato dopo aver girato il mondo e aver trovato una sola notizia:
“però il fatto è sensazionale,
merita un titolo cubitale:
tutti i popoli della terra
han dichiarato guerra alla guerra”.

E con lui spero.
Spero nelle nostre bellissime classi sempre più varie, spero nell’amicizia che nasce tra i bambini, spero che la meraviglia del giocare insieme se la ricordino da grandi, quando saranno sommersi dalle cronache quotidiane e dagli annessi commenti, spero che si ricordino anche di avere una testa perché purtroppo
“anche il chiodo ha una testa,
però non ci ragiona:
la stessa cosa capita
a più di una persona”

Spero che tutti i nostri figli possano di nuovo ascoltare “le belle fate”

“Le belle fate
dove saranno andate?
Non se ne sente più parlare.
Io dico che sono scappate:
si nascondono in fondo al mare,
oppure sono in viaggio per la luna
in cerca di fortuna.
Ma che potevano fare?
Erano disoccupate!
Nessuno le voleva ascoltare.
Tutto il giorno se ne stavano imbronciate
nel castello diroccato ad aspettare
che qualcuno le mandasse a chiamare.

(…)

Ma allora torneranno?
Io dico di sì.
Sapete che si fa?
Si va dai generali
con gli stivali
incapricciati di fare la guerra
e si dice così:
-Signori per cortesia
andatevene via da questa terra,
andate sulla luna
o anche più lontano
in un posto fuori mano,
dove potete sparare a tutto spiano
e non si sentirà il baccano.
Il mattino vi farete svegliare
con un bombardamento
o un cannonneggiamento,
a vostro piacimento
e ogni sera
direte la preghiera
con la mitragliatrice.
La gente sarà più felice.
Si potrà stare in pace
tutti i giorni di tutto l’anno,
e di certo così
le fate torneranno”

Nuove tecnologie

In questo ultimi due mesi per un figlio o per l’altro ho frequentato spesso la sala d’attesa pediatrica del paese
Una differenza eclatante rispetto solo a uno o due anni fa riguarda il modo in cui i bambini vengono intrattenuti dagli adulti.
Non parlo di ragazzini, ma proprio di bambini sotto i 5 anni. L’unici oggetto che ho visto proporre dai genitori è stato il cellulare con qualche giochino
Non voglio certo demonizzare questo strumento, ma ciò che mi fa pensare è che a chiunque (compreso un bambino di circa 18 mesi o poco più) viene suggerito di passare il tempo in questo modo.
Io so di essere anacronistica, mi rendo anche conto che aspettare per un bambino sia frustrante e noioso e spesso la lunga attesa genera insofferenza e capricci…
Però…
Mi domando, possibile che non esista un altro sistema? Non è solo negli ultimi anni che i bambini devono sopportare l’attesa di qualcosa, come si faceva prima che non esistevano queste tecnologie? Libretti, canzoncine, giochini con le parole, giochini con le sole mani, storielle e altre invenzioni non le usa più nessuno?
Quanto sia utile la tecnologia è superfluo ribadirlo, ma forse non si sottolinea abbastanza quanto sia nocivo il suo uso esclusivo.
Non è che forse stiamo davvero esagerando?

Sicuramente mi sbaglio io, sicuramente quello che ho visto riguarda solo alcuni momenti della vita di questi bambini che poi, a casa, o in altre situazioni giocano e si divertono con altro.
Almeno, questa è la mia speranza.

Riporto una riflessione lasciataci dalle insegnanti della scuola dell’infanzia in un ultimo incontro, in cui si è toccato l’argomento dei nativi digitali e in cui sono stati elencati alcuni loro diritti. Uno di questi, fondamentale secondo me, recitava : ogni bambino ha diritto ad avere un adulto in grado di capire quando è il caso di spegnere….

Tempo libero

Da un po’ mi frullano alcuni pensieri in testa, e siccome il titolo del blog calza a pennello, questa volta provo a scriverli
Questa mattina sono iniziate le scuole, i miei figli con un entusiasmo alle stelle imploravano che si potesse ripetere all’infinito l’ultima settimana di vacanza per rimandare questo odiato giorno. Il grande poi all’entusiasmo straripante aggiungeva anche un po’ di agitazione per il primo giorno di scuola media.

…e allora ho iniziato a pensare al mio tempo libero, che sicuramente è un pochino di più (ma tutto è relativo) rispetto a quando erano tutti e tre a casa.
Soprattutto però ho pensato al loro tempo libero, al diritto che loro hanno di avere del tempo libero.

A volte mi faccio assalire dal dubbio di compiere scelte sbagliate, perché evito di riempire le giornate dei miei figli di attività extra sia in inverno che in estate. Non che siano sempre in casa, i grandi praticano un’attività sportiva invernale e d’estate partecipano all’oratorio feriale e a una settimana di campo sportivo. E poi basta. Loro non richiedono altro, almeno per ora, ma io per prima non propongo e mi pare abbastanza ciò che fanno. Aggiungiamo anche il catechismo (ecco questa è una mia proposta “obbligata”…)
La piccola addirittura va solo all’asilo! Per il resto sta con la sua mamma ( e scarrozza con lei i fratelli ai loro impegni)

E il mio dubbio è che magari li privo di qualche fantastica esperienza, di nuove conoscenze, di nuovi apprendimenti.

Però quando li vedo rilassati in casa con le loro attività preferite, o presi dall’organizzazione di un torneo tra gli amici del cortile, o addirittura bofonchiare perché non sanno cosa fare e devono inventarsi qualcosa visto che il tempo videogiochi si è esaurito, mi dico che forse forse non sto sbagliando completamente, che questo tempo è tutto loro e a loro solo spetta il diritto di usarlo al meglio, ma anche di lasciarlo andare.

Insomma, se io adulto ho necessità di avere del tempo per me, per fare ciò che voglio, per stare con me o con chi desidero, anche per annoiarmi un po’ (anche se dubito che al giorno d’oggi qualcuno riesca nell’ultima impresa), perché devo negare questa possibilità a mio figlio?

Un’obiezione che da sola mi pongo riguarda il fatto che per me è più semplice, perché non lavoro fuori casa, fatto che complica le cose economicamente parlando, ma a noi per il momento migliora la famosa qualità della vita.
Ma di nuovo mi assale il dubbio che forse anche questa scelta sia da rivalutare, che nell’epoca odierna si debbano per forza prendere ritmi serrati fin da bambini, in modo da non soccombere poi da adulti.
Quanto questo sia giusto e sano però non sarò mai capace di capirlo.